Italia e Ucraina rafforzano ulteriormente le loro relazioni, aprendo alla collaborazione militare, con Roma che assicura il proprio sostegno anche in sede Ue all’erogazione del sostegno finanziario a Kyiv deciso dal Consiglio e rilancia la necessità di una unità all’interno della NATO e dell’Occidente. È quanto emerge dall’incontro, durato oltre un’ora, tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, di mercoledì.

L’incontro arriva in un momento politicamente delicato per la premier, finita nel mirino del presidente statunitense Donald Trump, che in un’intervista a Fox News ha parlato di un rapporto ormai incrinato con Meloni. Senza citarlo direttamente, la presidente del Consiglio ha risposto con un messaggio calibrato durante la conferenza stampa: “Un Occidente diviso, un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”.

Il “drone deal” e la nuova fase della guerra

Al centro del colloquio c’è soprattutto l’evoluzione del conflitto e, con essa, la trasformazione delle priorità militari. “La guerra è cambiata e ora senza una difesa veramente solida e sicura da tutti i tipi di droni nessuno può sentirsi al sicuro”, ha spiegato Zelensky, sottolineando come il campo di battaglia abbia accelerato la centralità dei sistemi unmanned.

Per questo Kyiv ha sviluppato un nuovo schema di cooperazione, definito “drone deal”: “Abbiamo sviluppato un formato speciale di accordo sulla sicurezza, lo chiamiamo ‘drone deal’, ed è importante che ci sia interesse da parte dell’Italia”, ha detto il presidente ucraino, indicando nella collaborazione industriale una delle nuove direttrici del partenariato.

L’Italia ha risposto aprendo esplicitamente a questa prospettiva. “Ci siamo confrontati su come rafforzare la cooperazione in materia di difesa e l’Italia è molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto nel settore dei droni”, ha dichiarato Meloni, aggiungendo che “l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida” in questo ambito.

Difesa comune e filiera industriale europea

Il passaggio segna qualcosa di più di una cooperazione bilaterale. “Possiamo lavorare insieme per la produzione di sistemi di contraerea”, ha ribadito Zelensky, insistendo sul fatto che “abbiamo bisogno assolutamente di sistemi aggiuntivi, per noi sono vitali”.

Parole che si inseriscono in una dinamica più ampia: trasformare il sostegno militare a Kyiv in un’occasione per rafforzare la base industriale europea della difesa, soprattutto nei segmenti più innovativi.

Meloni ha confermato questa linea, sottolineando che sostenere Kyiv “non è solamente un dovere morale ma anche una necessità strategica”, perché “in gioco non sono solo la libertà e l’indipendenza dell’Ucraina, ma la sicurezza dell’Europa nel suo complesso”.

Sanzioni, sostegno Ue e rischio sistemico

Sul piano economico, Roma ribadisce il sostegno alla linea europea. “L’Italia continuerà a promuovere in sede G7 e di Unione europea la pressione economica nei confronti della Federazione russa”, ha detto Meloni, evidenziando che il ventesimo pacchetto di sanzioni “rappresenta un passaggio importante per ridurre ancora le entrate che alimentano la macchina bellica russa”.

Parallelamente, la premier ha insistito sulla necessità di garantire continuità al sostegno finanziario a Kyiv: “Continueremo a lavorare per garantire l’erogazione del sostegno finanziario deciso dal Consiglio Ue”, avvertendo che “una crisi finanziaria di Kiev produrrebbe danni incalcolabili anche per l’Europa”.

Zelensky ha ringraziato l’Italia per il supporto, parlando di un aiuto “assolutamente necessario” e sottolineando l’importanza di mantenere attivi i canali europei di finanziamento.

Da parte sua la premier ha sottolineato la necessità dell’unità dell’Occidente. “Se oggi esistono le condizioni per lavorare a una pace, lo dobbiamo alla resistenza dell’Ucraina e al sostegno dell’Occidente”, ha ricordato Meloni, avvertendo che qualsiasi frattura rischia di compromettere questo equilibrio. “Un Occidente diviso sarebbe l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”, ha aggiunto Meloni.

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